Il Framework integrato per il Risk Management

Il Total Risk Management T.R.M. è, un FRAMEWORK organizzativo, per la creazione di un sistema gestionale d’impresa, basato sulla capacità di:

  • allineare gli obiettivi della stessa con quelli di business;
  • definire i ruoli e le responsabilità delle persone, coinvolte nei processi decisionali, manageriali ed operativi;
  • controllare le azioni da intraprendere per minimizzare il rischio ed aumentare le opportunità presenti.

L’avere un Sistema di gestione integrato ed innovativo di Risk Management, certificato sui diversi schemi internazionali normati ISO 9001, ISO 14001, OHSAS 18001, ISO 50001 e future revisioni, è ormai divenuto un requisito essenziale per tutti i tipi di organizzazione.

Per ogni Organizzazione, il concetto di rischio è strettamente correlabile all’immagine aziendale ed al suo diretto rapporto con tutte parti interessate nella quale si opera e dalla quale si dipende.
Fondamentale è poi la garanzia di rispetto totale della legislazione e di tutti gli ambiti regolamentati applicabili, all’interno dei quali un’organizzazione deve poter muoversi agevolmente e con forte Responsabilità sociale.
La Responsabilità sociale, di un’organizzazione, è oggi sempre più un PLUS, sentito non solo a livello Europeo (si veda il libro verde della UE) ma soprattutto un bisogno della collettività ,in riferimento ad attività fondamentali per la società civile; il rispetto dell’ambiente è parte integrante della Responsabilità sociale d’impresa.
Avere un sistema di gestione che permette di essere un azienda con un CSR (Company Social Responsability) è parte integrante anche del nuovo modello di Rating della Legalità, strumento introdotto nel 2012, disciplinato con  delibera AGCM 14 novembre 2012, n. 24075

Avere un sistema di risk management, conforme alla norme internazionali, consente ad un’organizzazione di ottenere i seguenti benefici:

  • Accrescimento del prestigio dell’azienda;

  • Miglioramento della propria posizione sul mercato e conseguimento di un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza;
  • Abbattimento dei costi diretti ed indiretti;

  • Maggior efficienza del personale direttivo ed operativo;
  • Ridurre i rischi legati ai processi/attività ed obiettivi;
  • Risolvere la gestione degli adempimenti normativi obbligatori, soprattutto correlabili a Reati;
  • Migliorare la competitività.

L’obiettivo di un buon Sistema di Risk Management è quello di identificare i principali pericoli dell’azienda, di tenerli sotto controllo, di coordinare tutte le attività con rischio correlato ai processi/attività ed alle parti interessate e distribuire responsabilità specifiche per la loro realizzazione.

I rischi diventano in questo modo parte integrante della gestione aziendale.

Ogni organizzazione definisce quindi degli obiettivi volontari, come in qualsiasi altro ambito, il cui raggiungimento viene controllato dall’azienda stessa. In questo modo le aziende vengono chiamate alla responsabilità personale e ad un approccio preventivo alla BUONA GESTIONE ed alla RESPOSNABILITA’ SOCIALE.
Infine non possono essere dimenticati i vantaggi di tipo più “strategico”, sia verso l’esterno, come la migliore immagine verso il pubblico ed i clienti, le opportunità di mercato e le agevolazioni nell’accesso a finanziamenti pubblici, che all’interno, come la migliore efficienza e la motivazione e partecipazione dei dipendenti.
Un Modello di RISK MANAGEMENT rappresenta, infatti, uno strumento ideale per creare un sistema virtuoso largamente diffuso: se le aziende, considereranno il rispetto delle parti interessate, come obiettivo da perseguire e l’elemento di scelta dei propri fornitori, al pari della qualità e del prezzo della fornitura, si creerà un circuito di aziende in grado di fornire garanzie di Responsabilità sociale e legalità molto forte.

Principi di base del T.R.M che il modello CONSENTE di OTTENERE

Nel passaggio da uno scenario “old” ad uno “new”, si ha l’evoluzione del concetto fondamentale di CSR (COMPANY SOCIAL RESPONSABILITY). La responsabilità sociale d’impresa, è un concetto innovativo e molto discusso, la cui più nota interpretazione risale al 1984 e fu fornita da Robert Edward Freeman nel suo saggio Strategic Management: a Stakeholder Approach”, Pitman, London 1984. La CSR, nata con l’uscita del famosissimo “libro verde”, viene definita dall’Unione Europea come: una azione volontaria, ovvero come: “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”.

Con la nuova comunicazione del 25 ottobre 2011 (n. 681), la Commissione Europea, dopo dieci anni, riesamina e supera la nozione espressa nel precedente Libro Verde e offre una nuova definizione di CSR: « La responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società. »

Si tratta di una visione pura ed essenziale che interpreta l’etica degli affari come un insieme di regole che definiscono i buoni rapporti e le relazioni tra imprese (o tra “uomini d’affari”, tra investitori, tra l’azienda ed il mercato), ma il cui obiettivo può considerarsi realizzato con la creazione di valore economico per gli azionisti. In questo caso, il rapporto con gli stakeholder, e la dimensione sociale dell’impresa, la cui generazione del valore contempera criteri diversi di valutazione da quelli economici, viene considerato un vincolo per l’efficiente allocazione delle risorse.

CSR in relazione con la TEORIA DEGLI STAKEHOLDERS, che venne elaborata nel 1970 dal Nobel per l’economia Milton Friedman, un approccio economico, quest’ultimo, che individua negli interessi dei portatori d’interesse la finalità ultima della politica aziendale. In figura si può ritrovare una grafica relativa agli stakeholders ipotizzati

Un modello organizzativo che agevoli il soddisfacimento dei requisiti fissati dall’OCSE relativamente al CSR comporta una più facile adesione e raggiungimento del “RATING DELLA LEGALITA’” come da Decreto interministeriale del 20 febbraio 2014 n. 57  – Rating di  legalità, disciplinato con  delibera AGCM 14 novembre 2012, n. 24075, con tutto quello che di positivo ne consegue ad un’organizzazione.

Dall’evoluzione di questi concetti e dal porre al centro di un’organizzazione il patrimonio umano di chi opera e lavora all’interno della stessa per garantire il corretto, efficace ed efficiente funzionamento si deve ottenere il COINVOLGIMENTO degli individui negli obiettivi posti dalla Politica, nei processi e nelle scelte.

Tale coinvolgimento, è ottenibile soltanto, dietro la crescita continua della CONSAPEVOLEZZA, che ogni individuo deve possedere sul proprio lavoro, nei riguardi di come il proprio agire e le priori attività possano, aiutare o complicare il processo, nel quale lo stesso è inserito.

Il passaggio, quindi da un vecchio scenario fino ad oggi applicato ad un nuovo scenario da applicare si può riassumere:

SCENARIO OLD

Vecchio Approccio:

Il sistema di gestione specifico, unico portatore d’interesse, unica visione, unica politica…

SCENARIO NEW

Nuovo Approccio:

Il sistema di gestione integrato, pluralità di portatori d’interesse, visione integrata, politica integrata…

Questa evoluzione di pensiero, agevola la costruzione di nuovi modelli organizzativi molto più semplici rispetto al passato, in grado, quindi di garantire una maggiore efficienza nel controllo e nella probabilità di raggiungere gli obiettivi di miglioramento posti.

Come diceva Munari: “ Complicare è facile, semplificare è difficile! Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono in grado di semplificare …”

Per semplificare un mondo che ormai risulta estramente complicato occorre ricercare la base comune di tutto quello che consente una efficace ed efficeinte gestione d’impresa nel raggiungimento di:

  1. La Politica del miglioramento
  2. Essere una CSR
  3. Coinvolgere il proprio personale, incrementandone la consapevolezza

Il tutto è possibile tramite un modello organizzativo, che possa riassumere in sé l’esperienza pluridecennali di teorie economiche ed organizzative, che metta al centro il RISCHIO d’IMPRESA aspetto comune a tutti gli stakeholders, ossia il T.R.M. o TOTAL RISK MANAGEMENT